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Tra i Vescovi Aprutini del secolo XII figura Berardo di Pagliara che dal 1116 al 1122 fu Vescovo di Teramo e poi santo e Patrono della Città e della Diocesi di Teramo.Di lui si parla negli “Annales Ecclesiastici” (sec. XVI) del Cardinale Cesare Baronio nel modo seguente: “Sul finire dell’anno 1122, il 19 dicembre, emigrò da questa vita S. Berardo vescovo Aprutino, nel settimo anno del suo episcopato, lucerna del nostro tempo, posta su un candelabro, ardente luminosa nella Chiesa di Dio. Egli, infatti, assunto, da monaco benedettino che era, all’episcopato pur contro sua voglia, brillò di non comune santità e fu famoso per i miracoli, come i fatti della sua vita dimostrano”. Altre notizie su S. Berardo si trovano in tre biografie antiche del Santo Vescovo, dette legende (cose da leggersi), una più lunga che è stata conservata in forma integrale e che viene proclamata nel giorno della festa del Santo e due più brevi.Questo il testo nella traduzione italiana della legenda che viene letta dai Canonici del Capitolo Aprutino nel giorno della festa del santo: “San Berardo, nato dall’illustre stirpe dei Conti di Pagliara, dopo aver trascorso nella fedeltà a Cristo tutta la sua fanciullezza, prese l’abito dell’almo Padre San Benedetto, in Montecassino, dove parve superare nell’osservanza della Regola i monaci più provetti di lui.
E pur stimando se stesso più imperfetto degli altri, di giorno in giorno, come dice l’Apostolo, aspirava a migliori carismi. Per questo, col beneplacito dei superiori, si trasferì nel Monastero di San Giovanni in Venere, dove la Regola benedettina era allora tenuta in onore e lì egli tanto rifulse per virtù e santità di vita, che la fama di lui non solo si diffuse nelle province vicine ma giunse fino alle altre nazioni. Morto frattanto Uberto, Vescovo di Teramo, radunatisi i canonici della chiesa cattedrale e quasi tutti gli ecclesiastici e le autorità aprutine, secondo il costume della detta chiesa, elessero allunanimità Berardo Vescovo. Confermata dal Sommo Pontefice la detta elezione, nonostante la grande riluttanza di lui, lo strapparono al suo Monastero e lo vollero sulla Cattedra episcopale, dove visse in modo da non trascurare la minima regola della sua professione religiosa. Sicché, tolte le necessarie cure date al corpo, tutto il suo tempo spese nelle cure pastorali. Era soprattutto il padre dei poveri e dei miserabili e il conforto degli afflitti. E dopo aver adempiuto al suo ufficio con semplicità di cuore, pietà e carità di Pastore, l’anno 1122, settimo del suo episcopato, il 19 dicembre, chiamato dal Signore, volò al cielo.
Non mancarono i miracoli ad attestare la santità di vita del beato Uomo; sicché quanti erano tormentati da varie malattie, nelle diverse regioni del mondo, accorrevano a frotte al suo sepolcro per implorare la sua clemente intercessione. Né la gravità del male né la lunghezza del viaggio impedì che, per le preghiere del Santo, qualsiasi persona ricevesse vigore di salute. Gli ossessi erano liberati. Moltissimi chiechi, anche dalla nascita, ricevevano la vista. Una povera donna, ridotta quasi una palla da artrite deformante, sì da essere costretta a servirsi di appoggi di legno invece delle mani, trascinandosi col resto del corpo di porta in porta per la città in cerca di elemosina, condotta dalla pietà di alcune persone al sepolcro del Santo, effondendo preghiere e voti alla presenza di tutti, che videro meravigliati distendersi le sue membra nello stato primitivo, si trovò guarita. Questi e molti altri miracoli per intercessione del Santo suo servo Berardo, si degnò operare il Signore, al quale sia gloria e onore nei secoli”. La Chiesa Aprutina, vista la santità del Vescovo Berardo e i miracoli operati per sua intercessione, come era prassi nel Medioevo, proclamò Berardo Santo e Patrono della Città e Diocesi di Teramo. Va notato che la “legenda” più lunga, attribuita a Sassone, che fu Vescovo di Teramo dal 1205 al 1220, costituisce la redazione definitiva delle notizie su S. Berardo conservata dalla tradizione. I dati essenziali sulla vita di San Berardo trovano conferma nel “Cartulario della Chiesa Aprutina” che contiene sei atti giuridici compiuti da San Berafdo dal 1116 al 1122, l’ultimo dei quali si riferisce alla donazione della Chiesa di S. Maria a Mare (SS.ma Annunziata di Giulianova) ai Canonici della Cattedrale di Teramo. In questi atti giuridici si trova una conferma che S. Berardo aveva un fratello di nome Rainaldo e che il servizio episcopale del Santo ebbe inizio nel 1116 e si concluse nel 1122.
Il suo corpo fu sepolto nella Chiesa di S. Maria Aprutiense e quando tale chiesa fu distrutta, nel 1156, esso rimase illeso. Nel 1175 fu trasferito nella nuova Cattedrale di S. Maria e posto in un particolare altare, dal quale poi fu deposto nella cripta del Duomo detta “grotte di S. Berardo”. Il 21 maggio del 1776 fu poi definitivamente collocato in una cappella (l’attuale cappella di S. Berardo) in un’urna di legno di cipresso con gli atti che ne documentano l’autenticità. Mons. Antonio Micozzi ne fece l’ultima ricognizione nel settembre del 1933 e nell’anno successivo sistemò le reliquie in un’urna di metallo, conservata nell’altare della cappella della Cattedrale intitolata al Santo.
da "La diocesi di Teramo-Atri" di Gabriele Orsini, Teramo 1999
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