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IL SAMARITANO

Introduzione

Il mistero della carità è al centro del messaggio evangelico e l’orientamento di Benedetto XVI è ben chiaro in questa direzione. La stessa rilettura del Sinodo dei vescovi (Sacramentum Caritatis) va in questa direzione.  Scopriamo in tal modo la stretta relazione tra il darsi dell’amore di Dio in Cristo Gesù e l’esperienza eucaristica: tra i due poli sussiste una stretta relazione veramente inscindibile.

La riscoperta di tale mistero si colloca nella prospettiva  di dare senso al vero volto dell’uomo. Tutto l’uomo vive nell’oggi della carità trinitaria che è sempre attuale e trasfigurante nella celebrazione eucaristica. La passione per l’uomo è l’incarnazione dell’amore trinitario.

L’orizzonte stesso che emerge dal magistero conciliare ci spinge in questa direzione e ce lo dimostra la successione cronologica delle costituzioni dogmatiche:

  • Sacrosanctum Concilium: la presenza cultuale di Cristo;
  • Lumen Gentium: nel sacramento della Chiesa;
  • Dei Verbum: luogo della rivelazione divina;
  • Gaudium et spes: per la costruzione dell’uomo.

Questo orientamento verso la costruzione dell’uomo nuovo è chiaramente emerso nelle encicliche programmatiche degli ultimi pontefici:

  • Paolo VI : Ecclesiale suam: la necessità del dialogo nella storia umana,
  • Giovanni Paolo II : Redemptor hominis : il grande valore dell’incarnazione,
  • Benedetto XVI : Deus caritas est : l’amore opera nel cuore dell’uomo.  

L’esperienza del samaritano  può essere colta in tutta la sua verità su questi sfondi dottrinali e rappresenta la sedimentazione nel vissuto di una vera scelta evangelica.

L’itinerario che il Card. Carlo Maria Martini offriva alla comunità ambrosiana è stato molto significativo da questa angolatura:

  1. La dimensione contemplativa della vita;
  2. In principio la Parola;
  3. Attirerò tutti a me;
  4. Partendo da Emmaus;
  5. Farsi prossimo.

Per approfondire tale orientamento si potrebbe affermare anche che questa successione corrisponde alla struttura tradizionale nella vita della Chiesa:

  • dalla legge del credere che potrebbe essere espresso della ricerca della samaritana (cfr  Gv  4);
  • all’esperienza sacramentale dei discepoli di Emmaus ( cfr Lc 24);
  • per giungere all’incarnazione amativa del samaritano ( cfr Lc 10).

Tale metodo può essere ben riscoperto all’interno stesso dell’esistenza credente:

  1. dal fascino di Cristo, rappresentato dalla fede,
  2. all’attrazione trasformante in Cristo della celebrazione eucaristica,
  3. per  arrivare a vivere come è vissuto il Cristo.

Questo stile esistenziale mette alla luce un trinomio che progressivamente genera l’unità della vita attraverso la costante conversione battesimale che  rappresenta la vitalità del Vangelo.

Solo così il discepolo del Signore, attraverso la semplicità e l’essenzialità evangeliche, diventa:

  • trasparenza divina
  • commozione trinitaria
  • unione con le tre Persone divine.

L’accesso a tale ricchezza dovrebbe comportare l’acquisizione di alcuni itinerari di vita:

  • impedire di ingigantire le nostre azioni e di assolutizzarle;
  • relativizzare i nostri comportamenti, essenzializzando la nostra storia;
  • amare l’oggi nelle mani del Padre.

Questo ampio orizzonte rappresenta il clima per una vera esperienza del samaritano che ama farsi prossimo dei fratelli che incontra sul cammino della vita.

La centralità del volto del Padre

La parabola del samaritano si colloca nella prospettiva di realizzare il senso vero della vita dell’uomo: conoscere il Padre. E’ bello diventare prossimo di colui che è incappato nei ladroni, poiché chi diventa prossimo di colui che è incappato nei ladroni viene introdotto in una mirabile esperienza: la volta del cielo si apre al suo sguardo credente e “gli appare il volto di Dio Padre”. La storia di ogni discepolo è sempre orientata in questa direzione. Il vivere nella carità creduta e celebrata presenta sempre questo orientamento: aiuta a gustare la relazione con la paternità divina. La bellezza, dunque, di riscoprirci in questi giorni persone che vivono solo della Parola di Dio, la incarnano e la comunicano, diventa la base per riappropriarsi del fondamento della nostra esistenza: costruire l’istante con e come Gesù per essere veramente nel Padre, come Lui è uno con il Padre.

L’inno delle lodi del lunedì è molto significativo a tale riguardo:

            Per te veniamo al Padre

fonte del primo amore,

Padre d’immensa grazia e

di perenne gloria.

La celebrazione eucaristica, a sua volta, mentre costituisce il culmine dell’esperienza laudativa della chiesa, rappresenta l’oggi sacramentale del desiderio teologale presente nel testo innico di Sant’ Ambrogio.

Ogni itinerario sacramentale si costruisce in questo clima teologale e trinitario e a tale sfondo dobbiamo ancorarci per intuire ciò che l’evangelista ci vuole offrire.

Il cammino iniziatico del cristiano

La comprensione della parabola vive dell’intero contesto che anima il racconto. Infatti, il brano del samaritano si colloca in un contesto iniziatico, poiché vuol condurre il discepolo a scoprire la propria identità nell’itinerario della storia della salvezza e ad operare delle scelte ad imitazione di ciò che ha fatto il Cristo, per accedere progressivamente nel mistero della paternità di Dio. Il destinatario di questo ampio discorso è rappresentato dalla comunità postpasquale, alla quale viene inculcato non solo il dovere del discepolato, ma soprattutto l’urgenza di collocarsi nel viaggio di Gesù verso Gerusalemme; difatti, solo inserendosi in questo percorso  il cristiano si riscopre in Cristo come vero discepolo. Siamo di fronte al genere letterario di una catechesi mistagogica,  mediante la quale i battezzati accedono progressivamente al mistero della paternità di Dio, attraverso il vissuto che s’incarna nel salire a Gerusalemme.

Lo stesso sfondo, che presenta uno schema globalmente “eucaristico” ed anima la parabola, risulta molto stimolate per andare in tale direzione. Infatti, la verità di ogni sequela del Cristo si realizza nella celebrazione eucaristica, anzi è nell’Eucaristica che si vive il quotidiano farsi prossimo del Cristo nella comunità in cammino verso la pienezza della gloria. Intravediamo in simile dinamismo che la vita di carità è una realtà che dischiude all’orizzonte della nostra vita il volto di Dio Padre poiché il mistero della carità è la fecondità della vita stessa di Dio. Ciò che conta nella quotidiana costruzione della vita e delle scelte che la qualificano, non è il fare pragmatistico e produttivo, ma il fondare il senso con il quale operiamo nel vissuto feriale, per arrivare a maturare nella comunione con il Padre, perché il Padre è la fonte della nostra vita, come è, appunto, il suo atto creativo, mentre la contemplazione gaudiosa del suo volto ne è la meta.

Il Figlio rivela il volto del Padre

Il Figlio è venuto in mezzo a noi, perché conoscessimo il Padre (cfr Gv 1,18). Chi non è affascinato dalla ricerca del volto del Padre, non potrà capire la parabola del samaritano, la cui narrazione è essenzialmente simbolica.

Se riuscissimo ad entrare nel grande contesto di questa parabola, riusciremmo a vivere tre atteggiamenti

-          ricercare il volto del Padre come il significato portante della nostra creaturalità e come la forza che ci proietta continuamente in avanti verso il mistero della nostra pienezza esistenziale in Lui;

-          essenzializzare la nostra storia e comprendere il perché del dono della vita. Nel cuore dell’uomo c’è un atteggiamento importante: il desiderio. E’ il desiderio del Dio in noi che ci attira a sé; l’esperienza della paternità di Dio nel nostro farci prossimo ci aiuta ad essenzializzare la nostra storia, aiutandoci ad illuminare con la semplicità del Vangelo i perché della vita;

-          amare l’oggi, certi di essere nelle mani del Padre. Nel nostro farci prossimo dovremmo crescere nella certezza che non saremo mai delusi. Infatti, il nostro agire non è altro che la passione a dare volto nella storia di oggi all’interiorità amativa di Gesù.

Queste verità spesso non le consideriamo perché siamo troppo presi dalle cose concrete, siamo incapaci di coniugare questi tre elementi:

§  non lasciarci impedire dall’operare scelte autentiche , non lasciandoci schiacciare dal contingente;

§  essere aiutati a superarlo, collocandoci nella sapienza che viene dall’alto;

§  orientarci in un orizzonte esistenziale che ci proietti verso la pienezza della nostra storia nel clima dell’eternità beata.

L’evangelista Luca, collocando il lettore nel contesto della parabola del samaritano, ci vuol  dire: “la tua vita è un quotidiano farsi prossimo per desiderare giorno per giorno, in modo sempre più intenso, la visione del volto del Padre”. E’ il significato pregnante del mistero eucaristico. La bellezza dell’Eucaristia è quella di essere collocata in un avvenimento inatteso, un avvenimento che ci stupisce, come è, appunto, il mistero della carità pasquale delle tre Persone divine. La carità è vivere nel quotidiano, anche travagliato, lo stupore eucaristico. La messa è lo stupore di un Dio inatteso, che è sempre presente nella storia per farci condividere la sua fedeltà veramente inesauribile.

In questo orizzonte la vocazione battesimale a diventare prossimo non è così difficile, se ci lasciamo immedesimare nel processo proprio di ogni discepolo del Maestro. Quando si lascia affascinare dal volto di Dio Padre, il cristiano, nella docilità allo Spirito Santo, “imita” completamente la dinamica interiore del Cristo  nel riviverne la piena fecondità esistenziale. Il discepolo infatti viene condotto a gustare il dono della vita nel suo quotidiano divenire verso la pienezza della gloria.

Importanza del contesto

 

Scaturisce allora un chiaro ed illuminante interrogativo: quale è il contesto per capire meglio la parabola del samaritano? Il criterio, da cui dovremmo lasciarci illuminare, ci permette d’entrare nella meravigliosa esperienza della paternità di Dio, che fa da contesto per inquadrare il racconto parabolico.

Lo schema che l’evangelista Luca ci offre come contesto potrebbe essere così evidenziato:

ü  A.1.:  Lc 10,21-22 - Gesù che prega il Padre  “io ti rendo lode , o Padre, Signore del cielo e della terra…”;

ü  B.1.: Lc 10, 23-24 - le esigenze della vita teologale del discepolo:  “beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete…”;

ü  C.1.: Lc 10,25-28 -  il principio della carità:  “Maestro che devo fare per possedere la vita eterna…”;

ü  D.1 : Lc 10, 29 37 -  che offre la narrazione della parabole del samaritano;

ü  C.2.: Lc 10, 38-42 - troviamo il primato di Cristo nel cammino del quotidiano,  “Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”;

ü  B.2.: Lc 11,1 -  che ci introduce pienamente nell’esperienza orante del Cristo..;

ü  A.2.: Lc 11,2-4 -  facendoci giunge al dialogo con il Padre “..quando pregate dite… Padre”.

La parabola vive di questo contesto: dal Padre al Padre, attraverso particolari atteggiamenti esistenziali, perché possiamo avere l’opportunità di contemplare in modo imitativo ed eucaristico l’esperienza del samaritano.

Potremmo, sulla base di questo schema, leggere la parabola del buon samaritano sullo sfondo del racconto dell’Ultima Cena. Tale metodo permetterebbe al cristiano di comprendere che nel farsi prossimo viene introdotto a contemplare la Signoria del Cristo. Nel racconto “eucaristico” del samaritano viviamo la Pasqua di Gesù, perché la parabola del buon samaritano è la Pasqua di Gesù narrata. Solo chi entra nella personalità pasquale del Maestro può veramente intendere il significato del racconto parabolico. Avvertiamo molto bene come il samaritano sia Gesù che s’incarna, cammina con gli uomini nella storia, muore e risorge, e vive continuamente nella storia della sua Chiesa per portare ogni uomo nella comunione con il Padre nella Gerusalemme del cielo. Attraverso la parabola entriamo nell’ampio orizzonte della storia di Dio, veniamo inseriti nella concreta vicenda del Cristo e sotto l’azione dello Spirito Santo impariamo a leggere l’esperienza feriale in questa prospettiva. La fecondità dell’esistenza, in tutta la sua problematica è leggibile solo se filtrata spiritualmente dalla incessante contemplazione del Cristo e dalla immedesimazione con la sua esperienza interiore.

Questo orizzonte si rivela estremamente liberante per il discepolo, che viene aiutato a superare le facili tentazioni del pragmatismo o dell’intellettualismo contemporaneo. Qui, infatti, sussiste la grande schiavitù dell’uomo dei nostri giorni.

L’uomo è sempre tentato a dare grande importanza al fare pragmatico e al gestire le realtà concrete; pensa e presume che solo in tale atteggiamento si cali la vocazione al farsi prossimo.

Alla luce della parabola del samaritano, letta nel contesto storico-salvifico, il nostro farci prossimo deve essere l’incarnazione dell’esperienza vivente di Gesù. La vera celebrazione eucaristica, espressa nella sua più ampia fecondità, non rimane semplicemente legata al momento rituale, ma mette in luce tutta la propria verità quando i celebranti sono intensamente motivati ad incarnare nell’ordinario il mistero di cui sono stati resi partecipi per grazia. Quando ci incarniamo nella storia diamo verità al memoriale dell’Ultima Cena. Gesù ha celebrato sacramentalmente la Sua Pasqua con i discepoli nell’Ultima Cena, ma la verità sta nella sua croce gloriosa, nella dedizione incondizionata nelle mani del Padre per la salvezza dell’intera umanità. Nell’ordine evangelico non è concepibile una feconda celebrazione eucaristica che non si incarni nella vocazione a farsi prossimo in tutte le complesse situazioni dell’esistenza, anche se in una continua ricerca dell’unità e della semplicità del cuore.

Per accedere a questo stile di vita si rivela importante e determinante una distinzione che oggi viene sempre più messa in luce, solo così possiamo giungere ad una vera purezza di cuore nel dare alla luce nel feriale il mistero della personalità del Cristo.

Il cristiano non è semplicemente un uomo religioso: egli è un credente che ha scoperto che è Dio che in Cristo Gesù e nello Spirito Santo viene a cercarlo per primo e trova la sua gioia nell’amare l’uomo, perché questi risulti conforme al suo progetto originario: ricapitolare in Cristo tutte le cose.

Quando si lascia trasportare da questa radicale condizione di vita, egli non è drammaticamente portato ad essere in continua azione, ma avverte la quotidiana esigenza di stare insieme a Dio. Egli vuole vivere in comunione con Lui e gli lascia spazio affinché venga ad abitare nella sua persona . Il credente è il sacramento del Dio trinitario che abita nell’uomo e lo colma di gioia nella sua presenza.

Preghiamo

 

Padre,

nel dono della sequela

del tuo Figlio Gesù Cristo

dilati il desiderio

di contemplare il tuo volto,

attiraci a lui

nella potenza dello Spirito santo

perché possiamo godere

la comunione con te.

Amen

Mons. Antonio Donghi

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