Il saluto di S.E. Mons. Vescovo ha dato inizio alla Veglia di preghiera per l’inizio della Novena di Pentecoste organizzata, ormai da anni, dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali.
La novena di Pentecoste è sicuramente un tempo particolare che aiuta la Chiesa a ritrovare se stessa e a riscoprire le sue origini. Il nostro Pastore ha evidenziato come da un avvenimento che è sembrato quasi di dispersione si è arrivati ad una esperienza di comunione che ha raggiunto i cuori di molti. Uomini e donne hanno portato Gesù Cristo morto e risorto fino agli estremi confini della terra con la Parola, con la testimonianza e con l’impegno personale. La comunità diocesana si è, dunque, ritrovata in preghiera per rendersi disponibile ad aprire il proprio cuore alla grazia per accogliere il dono dello Spirito.
In orante ascolto, guidati dalla Parola e dai canti, si è ripercorso il cammino di salvezza dell’umanità a partire dalla Creazione, momento e luogo nei quali Dio ha preso l’iniziativa per intraprendere un rapporto di dialogo e di amore con l’uomo, “E dio disse . . . e così avvenne”: è una Parola Eterna che è diventata la medesima Parola approfondita e interpretata nel tempo e che chiamiamo Rivelazione. Il Vescovo ha detto che “questa è la nostra fede nel Dio in cui crediamo, nel Dio che si è fatto Parola e che si è manifestato nel Suo Figlio Gesù affinché questa Parola, assumendo una veste umana e storica, diventasse ancor più pregnante e credibile, quindi Parola sacramentale, cioè segno e realtà”.
Il secondo momento ha posto la sua attenzione all’Alleanza stabilità da Dio con Mosè per mezzo delle Dieci Parole. In nome di questa Alleanza noi siamo chiamati a riconoscere il ruolo di guida che Dio ha avuto ed ha nel condurre ogni uomo verso una Terra promessa che può essere la ‘chiesa’, o la ‘famiglia’, o la ‘vita cristiana’ in ognuna delle quali siamo sempre introdotti dalla grazia sacramentale. E, l’esperienza dell’Egitto, della schiavitù e, poi, dell’Alleanza sono diventati un paradigma per la Chiesa così come sono diventati un paradigma per la vita stessa di Cristo attraverso il Suo mistero di Passione, Morte e Resurrezione.
La lettura del Vangelo ci ha fatto comprendere come la nostra fede dia forza e, soprattutto Luce, alla nostra vita nel momento della prova, della sofferenza, del dolore, della Croce. E proprio per questo il Vescovo Michele ci ha ricordato che Gesù, Colui che è Via, Verità e Vita, con un paragone semplice, accessibile a tutti, ci ha invitati ad apprendere un insegnamento che ci viene dalla natura e che si trasforma in lezione di vita per arrivare alla vera comprensione del Mistero Pasquale.
Una comprensione che deve diventare un momento di ‘macerazione’, di ‘annientamento’, di ‘morte per la vita’… “Se il chicco di grano caduto in terra rimane solo, se invece muore produce molto frutto” (Gv 12,24).
Gesù Cristo si è lasciato ‘macerare’, si è ‘annientato’, è ‘morto per darci la Vita’!
E attraverso tutta la Sua vita culminata nella morte di croce, ha realizzato in maniera definitiva la riconciliazione con il Padre, ha ottenuto il perdono dei peccati, ha elargito il dono dello Spirito Santo.
Pertanto, è Lui che nella prova ci fa volgere lo sguardo verso il cielo e ci anima di una speranza che non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5,5). Solo in Lui comprendiamo come la fede, la speranza e la carità costituiscano veramente e profondamente il senso del nostro essere cristiani.
E l’alba della Pentecoste, il quarto momento, ci ha confermato quanto sia stata necessaria la Passione di nostro Signore Gesù Cristo che, con la Sua Risurrezione, ha definitivamente concluso una nuova ed Eterna Alleanza con l’uomo, ridonandogli la vita.
E l’esperienza del Cenacolo, icona biblica e pastorale di vitale importanza, ora deve divenire l’esperienza di ciascun credente poiché la certezza del dono dello Spirito Santo ci permetterà non di raccogliere i frutti, ma di discernere ed agire secondo la linea giusta che solo Dio conosce. E solo a queste condizioni potremo mietere da quei semi caduti nel buon terreno e che Dio farà fruttificare nel tempo opportuno.
In allegato l'omelia di S.E. Mons. Vescovo.