Una Cattedrale in festa ha accolto il Vescovo Michele, Pastore della nostra comunità di Teramo-Atri, che con tutto il presbiterio ha celebrato la consueta Messa Crismale, ‘porta’ che introduce nel Triduo della Settimana Santa, momento forte e solenne per noi, Chiesa di Cristo, nel quale vengono consacrati gli oli che ci donano la Grazia sacramentale.
Mons. Seccia ha introdotto la sua omelia facendo riferimento alla Profezia di Isaia (61,1-3.6.8b-9), ascoltata per ben due volte: un annuncio di liberazione e di salvezza operate dal Messia.
Gesù, leggendo questo passo nella sinagoga di Nazareth lo ha commentato con l’espressione: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21).
Ed è proprio su quest’oggi, che il nostro Pastore ci ha invitati a riflettere, un oggi che interpella fortemente la nostra fede.
L’oggi di Cristo è un oggi salvificonel quale siamo immersi completamente per la viva memoria di ciò che Cristo stesso ha compiuto una volta per sempre; non è un gesto ripetitivo, ma è un anticipo di eternità che Dio ha voluto concedere a noi, a tutta l’umanità che ha accolto il Suo Figlio.
L’oggi si adempie e, per questo, la Scrittura conserva la sua perenne attualità.
Rivolgendosi, quindi, ai sacerdoti presenti, ha sottolineato come, questo, sia un oggi che rimanda a responsabilità e ad impegni ben precisi e che si concretizzano volgendo gli occhi al mondo e all’umanità della quale facciamo parte e che non possiamo ignorare.
È un oggi della Chiesa particolarmente forte e nuovo: il dono che lo Spirito Santo ha voluto fare attraverso la persona di Papa Francesco, un grande esempio giunto in un momento in cui molti immaginavano scenari diversi per la nostra Chiesa Universale; un esempio che deve necessariamente superare l’impatto emotivo per riscoprirne la missione profetica e pedagogica dei suoi gesti, di sicuro, espressione di un modo diverso di intendere la Chiesa. È l’uomo scelto da Dio attraverso la mediazione del Collegio Cardinalizio e la preghiera della Chiesa, l’uomo che proprio Ieri durante la sua prima Udienza Generale ha ripercorso la vita di Cristo, di tutto ciò che ha portato nel mondo e che il mondo stesso rischia di offuscare, soggiogato da superficialità ed apparenza.
Devono rimanere la verità di fede, l’incontro con Cristo, la celebrazione dei Sacramenti per entrare in una nuova dimensione ed in una nuova relazione con il mistero di cui Cristo ha voluto renderci partecipi e che diviene attuale quando noi celebriamo l’Eucaristia.
È il nostro oggi . . . nel quale Dio, attraverso la Rivelazione e la tradizione cristiana ha voluto farci dono degli oli.
L’olio per l’Unzione degli Infermi perché fortifichi la vita del credente nei momenti di difficoltà.
L’olio dei catecumeni perché dia la forza di manifestare con la vita l’essere Figli di Dio.
Il sacro crisma perché confermi in noi l’opera di Dio che con il Suo Amore, rispetta la nostra libertà.
Non sono segni magici perché essi arrivano a noi, ossia ci vengono donati, attraverso la preghiera. E qui, il Vescovo Michele ha ricordato al suo presbiterio l’essere stati unti, copiosamente, con questo olio per celebrare la viva memoria della Passione del Signore nell’Ultima Cena, per benedire, per assolvere: un grande dono di Grazia! E li ha invitati a ricordare ciò che è avvenuto al momento della vocazione e dell’ordinazione che si rinnova in questo rito.
Oggi tutti un cuor solo e un’anima sola, sacerdoti e popolo santo di Dio, perché insieme diventiamo offerta gradita al Padre. Abbiamo piaghe da fasciare, schiavitù da liberare, afflitti da consolare, muti a cui ridare la parola. . . è l’orizzonte della nostra vita pastorale! E non solo dei sacerdoti, ma anche dei laici che attraverso il Battesimo hanno ricevuto una missione da svolgere attraverso la testimonianza di perdono e di amore che deve adombrare ogni vendetta, ogni egoismo, ogni rivalità.
Il nostro Pastore ha, poi, ribadito, la sua perenne gratitudine a Papa Benedetto XVI per il luminoso magistero donatoci negli otto anni di pontificato guidata dalla Fede e dalla Carità, l’una dipendente dall’altra, l’una conseguente all’’altra e capaci, insieme, di condurci alla Speranza.
In conclusione, ha rivolto il suo pensiero o, meglio, un augurio ai sacerdoti che nel corso di questo Anno Pastorale hanno celebrato o celebreranno i 60 o i 50 o i 25 anni di Ordinazione Sacerdotale; ha ringraziato il Signore per le vocazioni nella nostra Chiesa diocesana, dichiarando come Lui non si lasci mai vincere in generosità; ha pregato per don Adriano Da Silva, missionario in Brasile; infine, certo non poca importanza ha ricordato Padre Abele Conigli, di cui, come ci ha esortato S.Em. il Card. Angelo Scola lo scorso 17 gennaio, dobbiamo tener viva la memoria per mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti.
In allegato il testo intergrale dell'omelia di S.E. Mons. Vescovo




Carissimi,