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CORPUS DOMINI 2011

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CORPUS DOMINI 2011

TERAMO 26 GIUGNO 2011

Carissimi  fratelli sacerdoti,

voi tutti fratelli e sorelle in Cristo,

ecco il giorno nel quale la Chiesa, lungo il percorso dell’anno liturgico, ci invita a sostare per adorare e contemplare il mistero dell’Eucaristia. Lo faremo, ancor più, durante la Celebrazione Eucaristica e, al termine, con la processione per le strade della città in quanto crediamo che Gesù è realmente presente in mezzo a noi, accanto a noi, ogni giorno, ‘fino alla fine del mondo’, proprio come disse agli Apostoli.

Disponiamo nostro spirito alla dimensione contemplativa propria di questa celebrazione e all’ adorazione dell’Unico Dio in Tre Persone che manifesta la grandezza e la profondità dell’amore trinitario nell’Incarnazione di Cristo e nel dono supremo che Gesù ci ha fatto di Se stesso, offrendo a noi e per noi il Suo Corpo e il Suo Sangue, nell’Eucaristia e nell’immolazione sulla croce. Il  percorso fatto lungo questo anno pastorale ci aiuterà a comprendere ancora meglio le bellezza e l’importanza della liturgia che educa e santifica, quale autentica scuola di fede.

Ogni volta che noi partecipiamo ad un’azione santa, soprattutto, ad una celebrazione della Santa Messa, non possiamo tornare a casa senza conservare nel nostro cuore la gioia dell’incontro con il Signore, come anche un piccolo ricordo di ciò che Lui ci ha insegnato, della Parola che ci ha rivolto, di una consegna offerta affinché l’incontro con Lui sia ‘produttivo’ per la grazia e la comunione, ma sia anche ‘istruttivo’, memori dell’insegnamento affidato.

Questa sera, vorrei che riflettessimo insieme, alla luce delle letture proclamate e ascoltate nella liturgia della Parola, su quale grande lezione di vita ci viene proprio dall’Eucaristia, partendo dall’episodio dell’Esodo, dall’insegnamento di Mosè, guida del popolo nel passaggio dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra promessa.  E’ una Parola che ci viene affidata attraverso la quale dobbiamo leggere la storia dell’umanità, la nostra storia, la storia della Chiesa Aprutina come una storia di salvezza perché non dobbiamo  dimenticare i prodigi con i quali Dio ci ha accompagnato. Per il popolo dell’Alleanza si parlava del ‘deserto’, oggi i libri di storia parlano di eventi non solo gloriosi, ma anche  drammatici coma la guerra o la fame: è un modo, questo, per imparare a decodificare la Bibbia nella nostra storia. Infatti, se crediamo che veramente Dio è presente in Cristo  ‘fino alla fine del mondo’, ogni tempo ci parla di Cristo, ogni tempo è per noi un invito alla fede e un’occasione per riscoprire come ci è stato vicino, come ci hai guidati. Per ringraziarlo, perché nonostante tutto,  continuiamo a camminare con Lui e anche nella sofferenza  non perdiamo la speranza.

Ognuno di noi,  ripartendo dal Battesimo e ricordando tutto ciò che conosciamo della storia della nostra città e  della nostra diocesi, deve individuare sì il ‘deserto’, ma anche la ‘manna’,  ‘l’acqua che scaturisce dalla roccia’. Esperienza e dono che ci hanno accompagnato. E non è forse l’Eucaristia, non è forse il dono dello Spirito Santo che non è mai mancato, di cui Dio non ha mai privato la sua Chiesa, la sua comunità?

In questo contesto la nostra celebrazione diventa esperienza viva, un’esperienza passionale, attuale, non  un vago ricordo del passato, ma  la presenza di Dio Amore, che ci viene incontro e continua a dire ad ognuno di noi, oggi, come lo ha detto agli Apostoli, “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui” (Gv 6,56): ecco il dono della comunione, il dono della presenza di Cristo in noi, “chi mangia me, vivrà per me”, dove questo “per” è la finalità, ma anche il mezzo per vivere:  in virtù di Cristo, con la forza di Cristo, finalizzati a Cristo. Difatti Gesù continua affermando che, per entrare nel Regno dei cieli, per avere la vita eterna, bisogna nutrirsi ‘della sua carne e bere il suo sangue’ (Gv 6, 54) .

L’Eucaristia che noi celebriamo diventa così ‘via di santità’ perché ci indirizza verso il cielo, ma è, nello stesso tempo, una ‘cristificazione’ in quanto noi diventiamo Cristo così come Cristo stesso aveva suggerito a Sant’Agostino, mentre scriveva le sue Confessioni, “Non sei tu che assimilerai me a te, ma sarò io che assimilerò te a me” (s. Agostino, Conf. 7,10) e, per questo, Sant’Agostino dirà  Tu ci hai creati per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te’.  Ogni volta che riceviamo l’Eucaristia, noi  possiamo affermare di riposare nel cuore di Cristo poiché tutte le nostre attese trovano il loro compimento ed un importante rifermento proprio nella comunione.

Forti di questa certezza, del Cristo che non è stato giustiziato dagli uomini, ma si è consegnato per gli uomini, si è offerto, si è donato a noi e per noi insegnandoci due verità: in questa offerta sta il senso dell’Eucaristia, dobbiamo  imparare a fare della nostra vita un dono. Dunque, ‘il corpo offerto in sacrificio, il sangue versato per la vostra salvezza’, non sono più parole lontane e, in questo, ci è venuto in aiuto l’Apostolo Paolo ricordandoci che  ‘poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane’ (1Cor 10,17) per farci scoprire il significato profondo di questa esperienza che da ‘spirituale  e mistica’, diventa un’esperienza ‘sociale’. Cristo, assimilandoci a Sé mediante il suo Corpo e il Suo Sangue, ci libera dall’egocentrismo che ci attanaglia: l’uomo, troppo spesso, cerca i propri interessi, a volte, anche  a scapito del bene degli altri e, questo, non è un atteggiamento eucaristico: noi dobbiamo vivere come Gesù ci ha insegnato, quindi,  nell’amore, nel perdono, nel dono totale di se stessi per entrare nella dinamica dell’amore trinitario che abbiamo contemplato domenica scorsa.

Ecco perché i Santi, tutti i Santi anche quelli che si sono impegnati attivamente nella carità come  nella politica, hanno vissuto la loro santità grazie ad una vita eucaristica quotidiana e il pensiero va a San Giovanni Bosco,  san Massimiliano Kolbe, la Beata Madre Teresa di Calcutta, Tommaso Moro,   Giorgio La Pira,  Giuseppe Dossetti, uomini, con una spiritualità eucaristica, che sono stati ‘lievito’ per la nostra società e per nostra nazione, per l’umanità intera.

Cristo, venendo a  noi e in noi, ci invita a rivedere la nostra vita e ripensare alle nostre decisioni: in un’ epoca in cui parliamo di ‘globalizzazione’ e sembriamo tanto vicini, nonostante la lontananza di migliaia di chilometri, nello stesso tempo, innalziamo barriere per paura di vederci privati del nostro spazio, del nostro comodo, dimenticando nei fatti e nelle scelte personali, sociali, politiche quella solidarietà conseguenza della carità attraverso la quale dovremmo annunciare al mondo, in quanto cristiani, la nostra vita eucaristica che ci fa essere coerenti, trasparenti e accoglienti.

Nel prossimo mese di settembre, avremo la possibilità di soffermarci particolarmente su questo aspetto, partecipando, direttamente o indirettamente, al Congresso Eucaristico Nazionale che avrà proprio come tema l’Eucaristia nella vita dell’uomo. Pregare, celebrare, adorare il Mistero Eucaristico alla luce dei temi e ambiti della vita quotidiana come furono proposti durante il convegno ecclesiale di Verona.  Un approfondimento ulteriore come ho appena proposto all’attenzione della mia e della vostra meditazione:  ogni aspetto della vita, non solo la preghiera e la spiritualità, ma anche quello del lavoro, della famiglia, quello dell’impegno sociale e della solidarietà, quello della fragilità umana come quello della festa, illuminati dall’Eucaristia, diventano luogo privilegiato per esprimere la verità piena del Dono che Cristo ci ha lasciato nell’Eucaristia, ed anche il vero volto della dignità dell’uomo.

 Che Maria, Vergine Santa, primo tabernacolo della storia, ci accompagni, apra il nostro cuore all’amore verso Gesù affinché possiamo anche noi, come Lei, andare verso il prossimo per lodare Dio e cantare il nostro Magnificat. E, colgo l’occasione, per ringraziarvi di cuore perché si sta concretizzando quel piccolo gesto di carità e di solidarietà proposto dalla Caritas diocesana,  ‘un’ora per te’,  in quanto alcuni fratelli hanno già avuto  la possibilità di avviare, in un tempo tanto  critico,  un tirocinio di lavoro grazie a tutti coloro che, possedendo la carità di Cristo, hanno deciso di dare un’ora di lavoro a chi si trova in difficoltà. Il cammino da compiere, sicuramente, è ancora lungo, ma è proprio in questi gesti che si realizza la  vera solidarietà, come risposta all’invito di Gesù ‘amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati’ (Gv 15,12)

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