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Ufficio Problemi sociali, lavoro, giustizia e pace, custodia del creato

Conferenza Episcopale Italiana
Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro
Commento del Logo

L’attuale logo dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro è tratto da un antico reperto cristiano: un fondo di coppa o piatto in vetro trasparente verdastro in due strati e foglia d’oro ritrovato in una catacomba romana (Collezione del Card. Gaspare Carpegna, Città del Vaticano, Museo Cristiano, inv. 60750).

Il vetro raffigura la seconda moltiplicazione dei pani in momenti successivi: Cristo (identificato dal monogramma greco “XP” posto al centro) che benedice i pani e Cristo che li moltiplica. Gesù «prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte» (Mc 8,6.8). La prima moltiplicazione dei pani e dei pesci è l’unico miracolo di Gesù presente in tutti e quattro i Vangeli (Mt 14,13-21, Mc 6,30-44, Lc 9,10-17 e Gv 6,1-14). Nella seconda moltiplicazione, narrata solo da Mt 15,29-39 e Mc 8,1-10, Gesù con sette pani e pochi pesciolini sfama quattromila persone e avanzano sette sporte piene. I miracoli della moltiplicazione dei pani sono figura della sovrabbondanza dell’unico pane che è Gesù Eucaristia. Secondo sant’Agostino, i sette pani «significano le sette operazioni dello Spirito che è dato compiere nel Nuovo Testamento, come dice Giovanni nell’Apoca-lisse (cfr Ap 3,1; 4,5; 5,6). Infatti i sette spiriti dell’Apocalisse bisogna intenderli come un richiamo alle sette operazioni spirituali già ricordate dal profeta Isaia: Spiritodi sapienza e di intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà e di timore del Signore (Is 11,2-3). Ecco perché con gli avanzi dei quei frammenti si riempirono sette sporte (cfr Mt 15,37): un numero che sta a significare l’universalità della Chiesa. Per questo motivo, inoltre, lo stesso apostolo Giovanni scrive alle sette Chiese (cfr Ap 1,4)» (Discorso 198 augm., 51). San Paolino di Nola commenta che «nessuno compie le opere di Cristo senza Cristo: per il cui aiuto e benedizione a te molti pani, come già i discepoli che da lui li ricevettero benedetti da distribuire – che hai ricevuto in suo nome – sono stati commisurati per le innumerevoli bocche dei poveri; e mangiarono e si saziarono; e di quanto ne avanzò, tutti ne riportarono piene le proprie sporte. Ma tu hai raccolto ogni sopravanzo di frammenti spirituali, la fede apostolica di dodici ceste, la grazia spirituale di sette sporte; non meno mirabilmente operando Cristo nei tuoi pani, trasformò il tuo pane carnale in cibi celesti, e ti preparò un’eterna sazietà. Infatti, sedendo a tavola a pieno titolo con i padri Abramo, Isacco e Giacobbe, siedi, rivestito di veste nuziale, al convito di Cristo, poiché colà insieme con i suoi poveri prende posto Cristo, e in te “il Figlio dell’uomo ha dove posare il proprio capo” (Mt8,20)» (Epistolario, 13,12). Anche gli Orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo sottolineano come «nel gesto della moltiplicazione dei pani e dei pesci è condensata la vita intera di Gesù che si dona per amore, per dare pienezza di vita. Neppure il suo corpo ha tenuto per sé: “prendete”, “mangiate”. L’insegnamento del Maestro trova compimento nel dono della sua esistenza: Gesù è la parola che illumina e il pane che nutre, è l’amore che educa e forma al dono della propria vita: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)» (n. 18). Il logo quindi ben si addice a delineare l’impegno educativo a cui siamo chiamati rispetto ai nostri specifici ambiti di competenza: lavoro, problemi sociali, giustizia e pace, custodia del creato. Siamo anzitutto chiamati ad accogliere e annunciare Gesù, presente nella Parola e nell’Eucaristia: «La nostra vera forza è dunque nutrirci della sua parola e del suo corpo, unirci alla sua offerta per noi, adorarlo presente nell’Eucaristia: prima di ogni attività e di ogni nostro programma, infatti, deve esserci l’adorazione, che ci rende davvero liberi e ci dà i criteri per il nostro agire» (Benedetto XVI, Discorso al Convegno ecclesiale di Verona, 19 ottobre 2006). A partire da questa spiritualità eucaristica è possibile «lasciare che il Signore operi nella nostra vita quotidiana e la trasformi con la forza travolgente del suo amore» (CEI, Rigenerati per una speranza viva,n. 5), ciò permetterà di fare della nostra vita un dono – “Voi stessi date loro da mangiare” –, un «sacrificio spirituale gradito a Dio, a imitazione di colui che nel suo sacrificio ha fatto della propria vita un dono al Padre e ai fratelli» (CEI, Il Giorno del Signore, n. 12). Un esempio di come a partire dall’Eucaristia sia possibile vivere il lavoro e gli altri ambiti dell’Ufficio come occasioni di amore verso Dio e il prossimo – tenendo ben presenti i problemi anche gravi –, ci è offerto da sant’Arcangelo Tadini, che nel 1900 fondò le Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, con il compito di educare le giovani lavorando con loro. Tadini sostava per lunghe ore in preghiera davanti all’Eucaristia e «avendo sempre di vista nel suo ministero pastorale la persona umana nella sua totalità, aiutava i suoi parrocchiani a crescere umanamente e spiritualmente. […] Egli ci ricorda che solo coltivando un costante e profondo rapporto con il Signore, specialmente nel Sacramento dell’Eucaristia, possiamo poi essere in grado di recare il fermento del Vangelo nelle varie attività lavorative e in ogni ambito della nostra società» (BENEDETTO XVI, Omelia, 26 aprile 2009).

d. Angelo Casil

 

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