21/01/2010 Per la messa esequiale di don Gianni Di Bartolomeo
Teramo 30 dicembre 2009
Per la messa esequiale di don Gianni Di Bartolomeo
Sap. 4,7-15 Ps 24 Rom 14, 7-21 Lc 12, 35-40
Carissimi Fratelli e sorelle,
abbiamo appena ascoltato l’esortazione di Gesù ai discepoli: Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese. Un invito pressante ad essere pronti come per un viaggio nella notte, nel buio. Siamo pronti? Anche noi stiamo vivendo in queste ore come un cammino nella notte, nel buio dello smarrimento per il doloroso evento che ci ha colpiti all’improvviso come un ladro: la morte di don Gianni ha seminato sgomento e tristezza in tutti quanti noi, nei suoi cari, nel presbiterio, nella comunità della Cona … e ci siamo ritrovati tutti qui, così numerosi, per l’ultimo saluto. E qui, nell’ascolto della Parola, Gesù ci fa capire che il viaggio nella notte è per un incontro festoso. Lo abbiamo ascoltato più volte in questa settimana del Natale: il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse [Is 9,1]. La notte si è illuminata per la nascita del Salvatore. Anche l’oscurità della morte diventa luminosa per il discepolo, per ogni credente, perché, compiuta l’attesa, andiamo incontro allo Sposo. Sì, carissimi, don Gianni va incontro al Buon Pastore che è venuto verso di lui. L’oscurità della notte e del dolore si illumina non solo per la presenza di Cristo, ma anche perché lo stesso Signore, manifestando ancora amore e misericordia, ribalta i ruoli: si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Come è consolante pensare che lo stesso Signore si farà nuovamente servo e dispensatore del Pane vivo, pane di vita eterna! [cf Gv 6, 48-58] E sarà gioia piena, gioia vera! La nostra preghiera interceda per questo incontro di don Gianni con il Signore! E questa eucaristia sia per lui e per noi anticipo e garanzia dell’Amore di Colui che è fedele alla sua promessa.
Ma chiediamoci tutti cosa significa essere pronti? San Paolo ci ha risposto nella seconda lettura: essere sempre nel Signore. L’Apostolo ci ricorda che la nostra fede non si può ridurre a fare delle pratiche religiose per soddisfare il bisogno spirituale. È molto di più, perché ci deve coinvolgere totalmente. Vivere per il Signore. Morire per il Signore. In altre parole, tutto nella nostra esistenza deve essere segnato dal vivere in Cristo, per Cristo, con Cristo. Pensiamo, carissimi fratelli nel sacerdozio, quali conseguenze queste affermazioni hanno per noi in modo del tutto particolare: la nostra esistenza ha un significato in relazione a Cristo, in virtù della consacrazione battesimale e dell’ordinazione sacerdotale. Nell’esercizio fedele del ministero pastorale dobbiamo sperimentare il donarsi di Cristo alla Chiesa e all’umanità intera, consumandoci per la missione che ci viene affidata, con gioia e senza esitazione. Perché diventi sempre più evidente che non siamo deputati a fare qualcosa, ad esercitare un’attività che ha a che fare col sacro. Da tutto il nostro agire deve trasparire che siamo uniti a Cristo e vogliamo vivere di Lui. La morte di un confratello, ancora umanamente parlando, nel vigore delle sue potenzialità pastorali, ci riporti a non perdere mai di vista questa fondamentale dimensione della nostra esistenza, perché alla fedeltà di Cristo corrisponda la nostra fedeltà, come ci ripete Papa Benedetto in questo Anno Sacerdotale.
L’essere pronti di cui Gesù ci parla, non ha nulla a che fare con la paura della morte. È invece la vera sapienza della vita, perché, conseguire la sapienza del cuore significa scoprire l’essenziale: Dio che è Amore. L’abbiamo ascoltato nella prima lettura, Divenuto caro a Dio, fu amato da Lui. Rendersi conto dell’amore di Dio perché Dio ci ama. E l’uomo saggio ama Dio, che non vede, amando e servendo i fratelli che vede [cf 1Gv], si dona agli altri senza esitazione e interesse ma solo per amore. Una vita spesa totalmente al servizio della comunità bruciando energie vitali e percorrendo la via della perfezione, sino a quando arriva la morte, che appare ai nostri occhi e per i nostri sentimenti, un evento da evitare, non buono, non giusto. Solo il sapiente riconosce che l’importante è non la lunghezza del tempo ma una vita di fedeltà!
Il popolo vede senza comprendere, continua il libro della Sapienza. Perché cerca risposte a domande errate. Carissimi, non si tratta di chiedere: perché la morte? Perché una fine così improvvisa? L’unica domanda che ci dobbiamoci porrre è un’altra: qual è il fine della nostra vita? Se, come abbiamo appreso a catechismo sin da piccoli, il fine è conoscere, amare, servire e lodare il Signore in questa vita … allora comprendiamo, anche davanti alla morte, dove è la verità e la gioia!
Caro don Gianni, oggi tu ci lasci con il tuo corpo mortale, fragile. Ma, ne sono certo, la tua presenza continuerà nel tempo.
Continuerà in virtù del ministero sacerdotale che hai esercitato con fedeltà ed entusiasmo: dispensando la Parola di Dio, celebrando l’Eucaristia, servendo senza risparmiarti tutti coloro che ti hanno incontrato.
Pur avvertendo la tua mancanza fisica, continuerai a vivere nel cuore non solo del Vescovo, dei sacerdoti, della nostra Chiesa diocesana e, naturalmente della tua mamma, dei tuoi fratelli e sorelle, di tutti parenti, ma anche nelle comunità parrocchiali del Buon Pastore di Colleurania, di Isola del Gran Sasso e della Cona che ti hanno avuto Parroco zelante e Pastore attento e premuroso. Posso dirlo con convinzione per averlo notato durante la visita pastorale fatta lo scorso anno.
Sarai presente per un segno materiale, visibile del tuo passaggio tra noi: questa Chiesa parrocchiale che hai sognato, desiderato e alla fine realizzato con grande impegno e determinazione.
Non ti sei certo risparmiato, durante quasi 10 anni di parrocato in questo comunità: nella fatica, nelle preoccupazioni, nella totale disponibilità ai fratelli del Cammino senza trascurare le altre esigenze pastorali di singoli, gruppi, famiglie e ammalati. Hai coltivato la paziente attesa di vedere realizzati i progetti di bellezza per il decoro della nuova Chiesa, progetti che proprio in queste settimane hanno cominciato a dare un aspetto ancora più luminoso all’aula liturgica. Ricordo che nella ristrettezza economica non è mai venuto meno il tuo abbandono alla Divina Provvidenza, come mi hai confidato più volte.
In questo momento così solenne, velato dalla mestizia del distacco, ma gioioso per la certa speranza del tuo ritorno al Padre, con Sant’Agostino, ripetiamo: Signore, non ti chiediamo perché ci hai tolto don Gianni. Ti ringraziamo per avercelo donato come sacerdote, fratello, amico, come Parroco e Padre delle comunità parrocchiali del Buon Pastore di Colleurania, di Isola e della Cona. Ora, ti preghiamo, Padre: accogli don Gianni nella liturgia eterna del cielo perché con Maria possa cantare il suo Magnificat. Amen.