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OMELIE E INTERVENTI

07/04/2010
GIOVEDI SANTO 2010


GIOVEDI SANTO 2010
MESSA CRISMALE – Omelia
 
Miei carissimi Sacerdoti, Diaconi, Seminaristi,
Ministri istituiti, Consacrati e Religiose, Catechisti e cresimandi,
Fratelli e sorelle in Cristo!
 
1.              La pace del Signore Gesù, dono prezioso dell’amore del Padre e dello Spirito che è comunione, sia nei vostri cuori e, attraverso voi, giunga alle vostre famiglie, alle vostre comunità, a tutta la società!
L’annuale appuntamento della Messa Crismale ci vede raccolti, sulla soglia del Triduo Santo, come unica famiglia costituita in Chiesa particolare per celebrare i santi Misteri e ricordare, attraverso il suggestivo rito della benedizione degli oli santi, la grande verità della nostra fede: dal mistero pasquale deriva ogni grazia di santificazione sacramentale ed ogni forza per lottare contro il male sia morale (unzione catecumenale) sia fisico (unzione degli infermi).
Dalla stessa sorgente scaturisce il crisma di consacrazione perché la nostra esistenza diffonda il profumo di Cristo (2Cor 2,14-15) davanti a Dio e nel mondo, divenendo partecipi dell’unico Sacerdozio di Cristo. Un dono ed una responsabilità che ci riguarda tutti sia pure in modo diverso: sacerdozio comune di tutti i fedeli e sacerdozio ministeriale.
 
2.              In questo Anno Sacerdotale la partecipazione alla messa crismale è un momento di grazia per meditare sul significato della partecipazione all’unico sacerdozio di Cristo. Tutti i testi di questa liturgia ce ne offrono la spiegazione: dalla Parola di Dio che è stata proclamata, alle orazioni di benedizione degli oli, alla preghiera liturgica ed eucaristica. Quest’anno prendo come riferimento la preghiera di lode del prefazio:
Padre, con l’unzione dello Spirito Santo hai costituito il Cristo tuo Figlio Pontefice della nuova ed eterna alleanza e hai voluto che il suo sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa.
Egli comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti, e con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli che mediante l’imposizione delle mani fa partecipi del ministero di salvezza. (Prefazio)
Queste brevi espressioni ci invitano a riflettere sul dono di grazia al quale siamo chiamati senza alcun merito, e ci richiama la vocazione ad una consapevole e responsabile presenza nella Chiesa e nella società.
 
3.              Cristo Gesù, Messia unto di Spirito Santo, comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti! costituendoci membra di un unico corpo, la chiesa. L’ho ricordato a tutti nella Lettera Pastorale Insieme sulla barca di Pietro. Dall’appartenenza alla corresponsabilità.  Lo confermo oggi per la vostra presenza, cari fratelli e sorelle impegnati nell’attività pastorale delle vostre comunità. Per la presenza dei cresimandi, perché comprendano meglio il valore e le conseguenze dell’unzione crismale. Il sacerdozio comune dei battezzati e dei cresimati, unti dallo Spirito Santo per il nuovo culto in spirito e verità (Gv 4,23), è una vocazione a partecipare alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re (CCC 1268, 1546), secondo il proprio stato di vita (nella famigliare o nella vita consacrata; nel lavoro o nello studio; nella professione e in ogni attività). In poche parole con i sacramenti dell’iniziazione cristiana abbiamo tutti ricevuto un dono che ci corresponsabilizza nella vita della Chiesa e nell’agire nel mondo come discepoli del Signore. Lo richiamo in modo speciale a voi cresimandi e ai catechisti perché ne prendiate coscienza nel cammino verso il sacramento della confermazione e, in queste settimane di preparazione immediata, ne approfondite meglio il significato.
 
4.              Con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli che mediante l’imposizione delle mani fa partecipi del ministero di salvezza.
La presenza del presbiterio rende visibile, in questa celebrazione, i tre gradi del sacramento dell’ordine (Vescovo – presbiteri – diaconi), cioè coloro che sono consacrati per essere posti, in nome di Cristo, a pascere la Chiesa con la Parola e la grazia di Dio (LG 11). Così il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, un servizio di santificazione! In che senso “servizio”? proprio come ci è stato spiegato dal brano evangelico di Luca, nel ricordare la lettura e il commento di Gesù alla pagina del Profeta Isaia nella sinagoga di Nazareth: una missione che si compie “oggi” ed è radicata nella consacrazione con l’unzione. Un “oggi” che ci riguarda tutti: per il dono ricevuto e per la missione da compiere.
 
5.              A questo punto mi rivolgo direttamente a voi, carissimi sacerdoti, che oggi rinnovate le promesse fatte nel giorno dell’ordinazione. Sappiamo che Benedetto XVI ha voluto l’Anno Sacerdotale per risvegliare la grandezza e la responsabilità del Sacerdote: amato, chiamato e consacrato ad immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote. Fedeltà di Cristo – Fedeltà del sacerdote: é il tema proposto dal Papa. Un accostamento e un binomio arduo, ma non impossibile, come ci hanno insegnato con la vita, più che con le parole, tanti santi sacerdoti come il Curato d’Ars e tanti pastori che abbiamo incontrato nel nostro cammino. Fedeltà di Cristo – Fedeltà del sacerdote! Si tratta di una verità non opzionale, facoltativa: è il significato stesso della nostra esistenza. Per quanto difficile possa sembrare il dono ricevuto da Cristo che chiama al ministero ed affida ai discepoli il compito di prolungare la sua missione è garanzia di una grazia che Cristo assicura, lasciando a ciascuno la libertà di accoglierla.
 
6.              Ripensiamo spesso all’origine e al motivo di questa verità: è nel Cenacolo, nelle parole del Signore che quest’oggi ripeteremo con una speciale intensità nella celebrazione eucaristica: fate questo in memoria di me! Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi (Gv 13).
È nelle parole di Gesù che l’evangelista Giovanni ci ha trasmesso nella “preghiera sacerdotale”: Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità ((Gv 17,19).
La consacrazione-santificazione è opera del Padre che ci separa dal dominio profano e ci introduce nell’orizzonte divino, attraverso la verità manifestata nel Verbo incarnato, verità di salvezza alla quale come i discepoli possiamo aderire con la fede. È questa consacrazione-santificazione che rende i discepoli capaci della missione nel mondo, inviati da Cristo a portare la parola, testimoniata per e con la grazia dello Spirito santo (Gv 15, 26-27; 20, 21-22).
Nella misura in cui la consacrazione di Dio impegna la totalità dell’essere e dell’agire dell’uomo, essa racchiude, e non esclude, l’oblazione della morte di Cristo (per loro consacro me stesso) e la include anche per i discepoli. Se la volontà del Maestro è stata già affermata come libertà di offerta di se stesso (Gv 10,18; 15,13) per la consacrazione dei discepoli (cf Gv 6, 51; 1Cor 11,24; Mc 14,24; Eb 5,1; 9,7) nella cosiddetta preghiera sacerdotale Gv lo esplicita in modo chiaro con tante espressioni che dovrebbero essere scolpite nella nostra mente e nel nostro cuore per ritrovare il senso della nostra esistenza sacerdotale, che non può che essere totalmente, pienamente e radicalmente eucaristica.
Carissimi fratelli sacerdoti, ritorniamo ad ascoltare la parola di Cristo che nell’eucaristia quotidiana ci viene donata come nutrimento insieme al Pane della vita. Ma concediamoci il tempo di assimilarla per non diventare ascoltatori frettolosi e smemorati, come ci ammonisce l’apostolo Giacomo (Gc 1,23-24). Ritroviamo il gusto del silenzio, dell’adorazione, della radicalità che si concretizza nell’offerta della nostra vita in una dimensione veramente eucaristica, ricordando le parole del salmo riprese dalla lettera agli Ebrei: non hai voluto sacrificio né offerta per il peccato, un corpo mi hai dato, allora ho detto. Ecco io vengo per fare la tua volontà! L’esempio di Gesù deve coinvolgerci rendendoci pane spezzato per i fratelli, corpo donato per amore di Cristo e della Chiesa e dell’umanità.
 
7.              Sono già trascorsi nove mesi di questo Anno Sacerdotale indetto dal papa per “promuovere l’impegno di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi”. Sappiamo bene quali sono le sofferenze della Chiesa intera e del Santo Padre che si sono acuite proprio in questi mesi e giorni a motivo dell’infedeltà di alcuni ministri sacri che hanno tradito in modo indegno la fedeltà a Cristo e la fiducia dei fedeli. Anche noi ci uniamo alla richiesta di perdono, umile e fiducioso, espressa verso chi ha subito il male e lo scandalo.
Sentiamo l’invito del Maestro che continua a ripetere alla sua Chiesa e a noi tutti: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e troverete Cristo per le vostre anime (Mt 11,28).
“Cristo soffre più di noi per l’umiliazione dei suoi sacerdoti e l’afflizione della sua Chiesa; se la permette, è perché conosce il bene che da essa potrà scaturire, in vista di una maggiore purezza della sua Chiesa. Se ci sarà umiltà, la Chiesa uscirà più splendente che mai da questa guerra!” (P. Cantalamessa)
Perciò, carissimi sacerdoti non ci impantaniamo nelle sabbie mobili delle mezze misure, delle giustificazioni dei si … ma (preghiera sì, ma … tutto è preghiera, senza sacrificare il riposo, l’informazione,…; obbedienza sì … ma fino a un certo punto e purché non ci scomodi; celibato, castità sì … ma dobbiamo fare i conti con la fragilità …). Cristo ci ha chiamati alla sua sequela senza nascondere le esigenze e gli impegni non facili da assumere con gioia: Come Tu (Padre) hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso … (Gv 17, 18-19).
Abbiamo promesso fedeltà nel giorno della nostra ordinazione ed oggi riconfermeremo quelle promesse … che non siano parole vuote!
 
8.              In questa celebrazione così significativa, ringraziamo il Signore per la splendida figura di sacerdoti, pastori generosi, religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, direttori spirituali illuminati, sapienti e pazienti che hanno messo tutta la propria vita a servizio del vangelo e della nostra Chiesa particolare. È il ricordo di questi fratelli che deve animare il nostro comune impegno di conversione e dedizione totale al ministero, sorgente unica e fondamentale della nostra santificazione.
Ricordo i sacerdoti che, in quest’ultimo anno, sono giunti alla meta ultima del cammino terreno, a cominciare dal carissimo don Gianni Di Bartolomeo che tre mesi fa il Signore ha chiamato a sé in modo improvviso ed imprevisto, ancora nel pieno delle sue energie pastorali. Ricordo insieme don Silvio De Annuntiis e P. Serafino Colangeli cappuccino: due sacerdoti che hanno lasciato in questa Diocesi un patrimonio di carità verso i piccoli e i poveri, due sacerdoti diversi, con carismi diversi, non sempre compresi e accettati per le loro scelte, ma le cui opere continuano ad interrogarci sul primato della carità!
Rivolgiamo un pensiero a tutti sacerdoti ammalati ed assenti a motivo dell’età avanzata: vorrei nominarli tutti, ma temo di dimenticare qualcuno. A tutti vada l’abbraccio e l’affetto riconoscente del presbiterio e della comunità per quanto hanno operato.
Con franchezza penso anche coloro che, per diverse ragioni non sono presenti e ricordo loro, come anche a tutti voi carissimi fedeli, l’invito a non disertare le nostre riunioni [eucaristiche](cf Eb 10,25) per non diminuire la bellezza della comunità.
Nel giorno in cui ricordiamo l’istituzione del sacerdozio è bello unirci alla lode di ringraziamento di quei fratelli presbiteri che hanno raggiunto o stanno per raggiungere nel corso dell’anno un traguardo importante nell’anniversario della propria ordinazione. In particolare:          don Corrado de Antoniis – don Paolo di Mattia – don Nicola Maraini - Don Arturo Mazza per il 60°; don Valentino Riccioni per il 50° e don Mario Maffezzoni per il 25°.
Con gioia vi annuncio che nei prossimi mesi, a Dio piacendo, ci saranno tre ordinazioni sacerdotali: il 22 maggio, fr. Matteo Piccioni c.p. (di Tortoreto Alto); il 26 giugno i due diaconi don Patrik Di Leonardo di Torano Nuovo e don Sergio Mucci di Roseto.
Infine, saluto con affetto e gratitudine tutti i sacerdoti religiosi e/o diocesani, unitamente ai presbiteri di altre nazioni presenti nella diocesi stabilmente o in questo periodo pasquale per esercitare il ministero pastorale a servizio delle comunità parrocchiali. La loro presenza ci fa percepire visibilmente l’unicità della Chiesa universale e lo spirito di famiglia della nostra Chiesa particolare.
Miei cari fratelli sacerdoti, prima di concludere, facendo eco all’apostolo Paolo e a quanto ha affermato in questi giorni il Santo Padre, vi supplico nel nome di Dio: sull’esempio del Santo Curato d’Ars, lasciamoci conquistare da Cristo e saremo anche noi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione e di pace.
E voi, carissimi fratelli e sorelle, pregate per i vostri sacerdoti e per le vocazioni sacerdotali e con la corresponsabilità pastorale siate loro accanto nelle difficoltà, amateli come fratelli, sentiteli come padri e guide della comunità perché noi tutti, vescovo e presbiteri, in questo tempo non facile ma pur sempre tempo di grazia, “non intendiamo far non da padroni della vostra fede, ma essere collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1,24).
 
X Michele
 
Tu sacerdote, sii trasparente come il vetro, lascia passare la luce di Gesù perché lui solo può illuminare rendere luminosi. Chi ti avvicina non deve vedere te, ma Gesù che è in te! (Madre Teresa).
 


 

 
 
GIOVEDI SANTO 2010
 OMELIA Messa in Coena Domini
 
Carissimi,
 
La Parola che abbiamo ascoltato ci fa entrare nel Cenacolo di Gerusalemme per rivivere quel primo Giovedì Santo partecipando alla Cena del Signore.
Ricostruiamo l’ambiente, grazie alla descrizione dei Vangeli Sinottici, e saliamo al piano superiore per entrare nella sala preparata con cura per la Cena Pasquale ebraica, …
Nel guardarci intorno sentiamoci anche noi invitati a partecipare a questa cena della prima Alleanza e, cosa ben più importante, cerchiamo di entrare nel cuore del Maestro, di comprendere almeno qualche frammento dei sentimenti di Cristo che consapevole dell’imminenza della sua ORA, si mette a tavola con gli apostoli.
E inizia il rito della benedizione, del memoriale. Come abbiamo appena ascoltato dal libro dell’Esodo (1 lettura): gli ebrei ricordano quella notte in cui, dopo aver sacrificato un agnello, con il suo sangue dovevano tingere gli stipiti delle porte delle loro abitazioni, come segno di appartenenza al popolo eletto, pronto ad uscire dalla schiavitù dell’Egitto e mettersi in marcia verso la Terra Promessa. Avendo sperimentato la fedeltà di Dio che li aveva accompagnati sempre anche nei momenti difficili nel deserto, ai piedi del monte Sinai, nelle tante prove del viaggio, non potevano dimenticare quella notte, né l’agnello e il suo sangue, né l’ordine di Dio: Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come rito perenne” (Es 12,14).
Così Gesù, raccolto nel cenacolo con i suoi dà inizio alla cena, al memoriale della prima Alleanza  … ma i suoi gesti e le sue parole cominciano ad assumere un significato nuovo, sorprendente per i presenti che attoniti si guardano cercando di comprendere ciò che sfugge alla loro ragione.
Il pane azzimo è spezzato secondo il rito … ma le parole sono diverse: Questo è il mio Corpo che è per voi; fate questo in memoria di me!
Il calice del vino è preso per la preghiera di benedizione … ma le parole sono diverse: Questo calice è la nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete, in memoria di me!
Parole entrate nel vissuto della nostra fede. Parole che non ritroviamo nel vangelo di Giovanni perché già espresse con chiarezza nella lunga catechesi a Cafarnao sul pane di vita (Gv 6), ma che l’Apostolo Paolo ricorda alla Comunità di Corinto, trasmettendo ciò che anch’egli ha ricevuto, ed aggiunge:
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
Entriamo nel tempo di Dio, nel nostro tempo, carissimi: passato (morte di Cristo) presente (l’oggi della memoria) futuro (il compimento atteso della sua venuta). Ed ogni nostra celebrazione eucaristica, carissimi fratelli e sorelle, sia una partecipazione attiva e consapevole a questa Cena preparata da Cristo per noi che, come gli Apostoli, dobbiamo giungere alla comprensione del mistero d’amore nel quale Cristo ci ha voluto inserire e renderci partecipi!        
Cerchiamo di immaginarci al posto degli apostoli. Cosa avrà voluto dire il Maestro? Parole antiche, parole attinte alla fede plurisecolare del popolo della prima alleanza, proprio per questo suonano strane: un Alleanza Nuova? Possibile? Cosa ci aspetta?
Ma quella sera, qualcosa di più sconvolgente stava per verificarsi.
Il Maestro si alza da tavola, prende un asciugamano, se lo cinge intorno alla vita e si china per lavare i piedi ai suoi discepoli!
Quale assurdità per un Maestro! Si piega a fare ciò che compete solo ai servi, agli schiavi! È Lui che deve lavare i piedi impolverati dei suoi apostoli … nonostante tutte le resistenze di Pietro e la perplessità degli altri.
Sì. Cristo ha voluto lavare le impurità, le sozzure, non solo dei piedi degli apostoli, ma di tutta l’umanità … anche le nostre. Un gesto che traduce sino all’evidenza l’essersi fatto in tutto simile a noi, fuorché nel peccato, ma assumendo su di sé il peccato del mondo, i peccati degli uomini, perché siano riconciliati con il Padre.
Ma perché tutto questo? Un gesto così radicale e concreto? Un gesto che spiega in modo visibile, prima ancora della tremenda passione gestita da gente accecata dall’odio, prima ancora dell’innalzamento sulla croce, cosa significa: è il mio corpo offerto in sacrificio per voi!  E l’unica ragione è rendere manifesto l’amore di Dio in Cristo per l’umanità. Per amore e solo per amore! Un amore sino alla fine! Un amore senza limiti e distinzione tra chi è più buono e chi tradisce, chi si lascia fare e chi rinnegherà! Vale la pena ricordare che anche Giuda, oltre a Pietro e gli altri dieci apostoli, è presente nel cenacolo!
Quando Gesù riprende posto a tavola lascia la consegna ai suoi apostoli, ancora attoniti: Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come ho fatto io (Gv 13,15).
Carissimi, entriamo personalmente con tutta la nostra fede, le nostre domande, la nostra speranza, le nostre fragilità in questo evento che ci riguarda personalmente. Non restiamo impassibili spettatori di un rito del passato, quasi di una sacra rappresentazione di eventi di altri tempi.
Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia, nell’ascoltare le parole “fate questo in memoria di me” non dimentichiamo che il gesto della lavanda dei piedi è inseparabile dal banchetto eucaristico. Proprio come il fare la comunione deve essere inseparabile dall’ essere in comunione con Cristo e i fratelli.                                               
È questo l’invito che Gesù si rivolge a noi OGGI.