La Compassione del Samaritano: una nuova cultura della salute nel territorio
Sabato 7 febbraio 2026, Aula Convegni Ospedale di Teramo
“La Compassione del Samaritano: una nuova cultura della salute nel territorio” è il titolo del convegno della giornata mondiale del malato che si terrà presso l’aula convegni del Presidio ospedaliero di Teramo sabato 7 febbraio 2026 in occasione della XXXIV Giornata mondiale del malato dell’11 febbraio
La riflessione proposta è quella di un nuovo criterio, un nuovo Umanesimo, inteso come elemento fondante nella cura del Malato dove attraverso una nuova cultura del territorio nelle sue diverse forme la Comunità si senta coinvolta e si prenda cura del malato in quanto tale; Anche in campo ecclesiastico è importante il ruolo della Parrocchia che all’unisono in un quadro di insiemi deve fare rete con le varie strutture sanitarie pubbliche e private presenti nel territorio; in questo ambito ha un’importanza fondamentale la riscoperta della medicina di base nel territorio.
La malattia dunque non è più un incidente di percorso ma parte integrante di una natura umana che ogni giorno si consuma.
Il Samaritano della parabola del Vangelo di Luca si prende cura del malato innanzitutto curando la relazione con il malato stesso.
Dunque la medicina di prossimità in questo quadro ha un ruolo importante essa, combina l’assistenza sanitaria territoriale e integrata (medicina di prossimità) con l’approccio spirituale della pastorale della salute, focalizzandosi sulla centralità della persona, il sostegno ai malati, ai familiari e agli operatori, offrendo cura olistica che integra il benessere fisico, sociale e spirituale attraverso reti di servizi formali e informali, come la parrocchia, la famiglia, la medicina di base, case di comunità, farmacie, volontariato ecc., per un approccio umano e vicino alla vita quotidiana delle persone, specialmente in contesti di sofferenza.
Pubblichiamo uno stralcio del messaggio di Papa Leone XIV:
Papa Leone nel messaggio della XXXIV Giornata mondiale del malato sottolinea un aspetto importante del buon Samaritano:
Il dono dell’incontro: la gioia di dare vicinanza e presenza:
Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano. La parabola racconta che il samaritano, vedendo il ferito, non è “passato oltre”, ma ha avuto per lui uno sguardo aperto e attento, lo sguardo di Gesù, che lo ha portato a una vicinanza umana e solidale. Il samaritano «si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato il proprio tempo». Gesù non insegna chi è il prossimo, ma come diventare prossimo, cioè come diventare noi stessi vicini. A questo proposito, possiamo affermare con Sant’Agostino che il Signore non ha voluto insegnare chi fosse il prossimo di quell’uomo, ma a chi lui doveva farsi prossimo. Infatti nessuno è prossimo di un altro finché non gli si avvicina volontariamente. Perciò si è fatto prossimo colui che ha avuto misericordia. L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita. Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono. Questa carità si nutre necessariamente dell’incontro con Cristo, che per amore si è donato per noi. San Francesco lo spiegava molto bene quando, parlando del suo incontro con i lebbrosi, diceva: «Il Signore stesso mi condusse tra loro», perché attraverso di loro aveva scoperto la dolce gioia di amare.
Il dono dell’incontro nasce dal legame con Gesù Cristo, che identifichiamo come il buon samaritano che ci ha portato la salute eterna e che rendiamo presente quando ci chiniamo davanti al fratello ferito.
La cura di familiari e operatori sanitari:
Un’altra postura del Buon Samaritano evidenziata dal Papa è la “compassione”: un’emozione “profonda che spinge all’azione”, che nasce dall’interiorità e genera “impegno verso la sofferenza altrui”. Non è né teorica né semplicemente sentimentale, ma si traduce in gesti concreti che Leone XIV elenca con chiarezza: “si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura”. Tutto questo, sottolinea il Pontefice, non avviene in modo isolato: il samaritano, infatti, affida l’uomo ferito a un albergatore, chiamato anch’egli a prendersene cura, “come noi siamo chiamati a incontrarci e a costruire un ‘noi’ più forte della somma delle singole individualità”.
Prosegue Papà Leone: “Io stesso ho constatato, nella mia esperienza di missionario e vescovo in Perù, come molte persone condividono la misericordia e la compassione alla maniera del samaritano e dell’albergatore. I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri che si fermano, si avvicinano, curano, portano, accompagnano e offrono ciò che hanno, danno alla compassione una dimensione sociale. Questa esperienza, che si realizza in un intreccio di relazioni, supera il mero impegno individuale”.
La parabola del Samaritano dunque è uno dei racconti più luminosi e insieme più inquieti del Vangelo. Narra un incontro mancato e un incontro compiuto: due uomini passano oltre, uno si ferma. È il mistero della compassione, ma anche della libertà umana davanti al dolore. Gesù non offre una teoria sull’amore, ma una scena concreta: un uomo ferito, un altro che si china, olio e vino versati, una locanda che accoglie. In questo intreccio di sguardi, di mani e di tempo speso, si rivela il volto stesso di Dio.
È dalla Compassione dunque che si misura lo stato di salute della società in cui viviamo.
d. Sergio Mucci
Ufficio Pastorale della Salute diocesi di Teramo Atri
info: pastoralesalute@teramoatri.it
- Mercoledì 11 febbraio 2026 Cattedrale di Teramo Ore 18,00 S. Rosario
Ore 18,30 Santa Messa con Unzione degli Infermi presieduta da S. Ecc Mons. Lorenzo LEUZZI.







