La Chiesa di Teramo-Atri oggi celebra la festa del suo santo patrono, San Berardo, nel giorno che la tradizione indica come quello della sua morte. Ci siamo raccolti per lodare il Signore e per rendere grazie, perché attraverso la storia di questa Chiesa ci è stato donato un pastore che ha realmente conformato la propria vita a quella di Gesù, il buon pastore che dona la vita per il suo gregge.
Proprio per questo, per essersi modellato su Cristo, San Berardo rimane per noi modello ed esempio. Il suo sangue versato, la sua testimonianza, ci danno coraggio nel nostro cammino: un cammino verso il Padre. Un cammino che non dimentica che siamo ancora immersi nel tempo dell’Avvento.
È un giorno in cui la Chiesa invoca con le parole della liturgia: “O Dio, che ti innalzi come segno per i popoli, vieni a liberarci”. Un’antica interpretazione patristica ricorda che la radice di Iesse è innalzata come segno tra i popoli, perché si riferisce a Cristo crocifisso. È lui il segno al quale gli uomini sono chiamati a guardare.
Viviamo un tempo in cui la Chiesa continua a invitarci alla ricerca del Signore. Andiamo con gioia incontro a lui. È un cammino, anzi, un duplice cammino: il cammino di Dio che viene incontro a noi nella storia, è il cammino dell’uomo che va incontro a Dio. Non possiamo attendere il Signore restando seduti, passivi. Il Signore si attende andandogli incontro.
Mi torna alla memoria un testo molto bello del tempo di Avvento, che noi sacerdoti proclamiamo nel prefazio: “Cristo viene incontro a noi in ogni uomo, in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nella fede la beata speranza del suo Regno” [Prefazio di Avvento I/A].
Questo è il cuore del Giubileo che stiamo vivendo: un Giubileo della speranza. Lo accogliamo nella fede e lo testimoniamo nell’amore, come beata speranza del suo Regno.
Il Signore viene incontro a noi in ogni uomo. E viene incontro a noi in ogni tempo. Non soltanto alla fine dei tempi, ma oggi, adesso. Un antico maestro della fede diceva: “A che serve che Cristo sia venuto una volta nella carne, se non viene ogni giorno nel tuo cuore?”. Per questo possiamo dire, insieme con l’apostolo Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” [Gal 2,20].
La nostra vita di cristiani è così: un continuo succedersi di incontri con Cristo. Accade, però, che non sempre corriamo incontro a lui. Come abbiamo ascoltato nel Vangelo, due servi hanno compreso ciò che il padrone chiedeva loro e sono entrati nella sua gioia. Il terzo, invece, ha avuto paura, si è nascosto, è rimasto fermo. È la stessa paura che attraversa la Scrittura fin dall’inizio: “Ho avuto paura e mi sono nascosto” [Gen 3,10].
Non dobbiamo nasconderci. Dobbiamo lasciarci incontrare dal Signore, comunque egli voglia venirci incontro.
La Chiesa di Teramo-Atri ci offre oggi, attraverso il Vangelo e la memoria di San Berardo, una chiave per comprendere il senso della sua vita. Non ripercorriamo ora tutta la sua storia, tante volte già raccontata in questa cattedrale antica. Ma possiamo dire che San Berardo è stato spinto per tutta la sua vita dal desiderio di incontrare Gesù.
Da giovane sentì una forte attrazione per la vita contemplativa e per questo entrò nel monastero di Montecassino. Ma comprese presto che esisteva ancora un silenzio più grande: quello che si incontra andando verso gli uomini. Fu chiamato a lasciare una vita puramente contemplativa per assumere un ministero attivo, fatto di responsabilità, di governo, di attenzione ai poveri, di carità concreta.
Capì che la volontà di Dio non è una fuga dal mondo, ma una presenza nel mondo. Cercava Dio, ma scoprì che Dio veniva incontro a lui anche attraverso gli uomini e le donne affidati alla sua cura pastorale. Per questo comprese che la vita contemplativa e la vita attiva non sono due strade opposte, ma un’unica strada vissuta in forme diverse.
La santità non è divisa in due vite. È una sola vita. Una vita protesa verso Dio nella preghiera e aperta al prossimo nella carità. Lo ricordano i santi: da Santa Teresa d’Avila, che trovava il Signore anche tra le pentole della cucina, fino ai testimoni del nostro tempo, capaci di unire preghiera, giustizia e dedizione quotidiana.
San Berardo ci consegna proprio questo: un esempio di unità della vita. Preghiera e servizio. Silenzio e parola. Contemplazione e azione. È questo il cammino che siamo chiamati a percorrere.
Sono questi gli esempi che dobbiamo seguire.
Grazie.
Card. Marcello Semeraro
Prefetto del Dicastero per la causa dei santi







